La Festa
della Madonna del Monte


Icona della Madonna

La festa della Madonna del Monte ricorre il 14 maggio, senza dubbio è la festa più cara al popolo martano.
E' impossibile stabilire il periodo in cui ha inizio la festa. Tuttavia, dal libro dei consigli della comunità martana, che risale al 1555, sta scritto: "Adj 9 de magio 1563 imprima perchè venerdj che viene è la nostra festa della Madonna del Monte, si vi pare de fare il solito dellj altrj anni"
Ciò ci consente di affermare che questa festa si onorava gia in epoca antecedente a tale scritto.
Nel corso dei secoli la festività è stata celebrata e vissuta in relazione alle tradizioni dell’epoca e agli accadimenti storici, per cui si è passati da una struttura arcaica pagana ad una celebrazione sempre più religiosa, conservando, tuttavia, i riti di offerta delle primizie primaverili su uno scenario di popolare religiosità.
Il precursore di questi cambiamenti è stato senza dubbio monsignor Liberato Tarquini, parroco di Marta per 32 anni, fino al 1953. Su questi insegnamenti si sono mossi i successori ma soprattutto la comunità martana che ha capito e accettato i cambiamenti di novità; sintomo inconfutabile di un popolo in cammino.

Casenghi, bifolchi, villani e pescatori ritornano ad un passato più o meno prossimo. La sacralità della festa è quella della vita che diviene un bene comune acquisito o partecipato attraverso i segnali della cultura contadina: il seme, l'aratro, il latte, il pesce, il tralcio di vite e la spiga di grano.

Casenghi  Bifolchi

Il corteo è stato definito una sorte di museo itinerante dalle tradizioni popolari che rappresenta in sintesi la storia della cultura orale e materiale dei martani. Dalle rive del lago al Monte, attraverso le vie del paese, sulla scena festiva i vari gruppi tratteggiano la vita con gesti rituali in un contesto sacro.
Villani Pescatori

La festa della Madonna del Monte è una manifestazione più che originale, intima e privata: un cuore che è espressione di uno spirito vitale fermo nel tempo che attira e rende partecipe chiunque. E' la faticosa gioiosità della vita cantata dei martani di sempre che, al suono fermo e sicuro dei loro tamburi, sono ancora, anno dopo anno, autenticamente vivi.

I PREPARATIVI DELLA FESTA

I preparativi iniziano alcuni mesi prima, i passanti a secondo della categoria di appartenenza, a partire dal mese di marzo se non prima, si incontrano per elaborare i sogni, le idee, le speranze, che ognuno ha racchiuso nel proprio cuore, affinché possano diventare realtà per offrirle alla Santissima Madre. Da quel momento, ogni sera, dopo la giornata lavorativa, si ritrovano e tra canti e inni alla Madonna del Monte portano a termine il lavoro non senza preoccupazioni e inconvenienti.

Ogni anno, un gruppo di persone, in onore alla Vergine Madre guarniscono il portale d'ingresso del Santuario. -------> Foto

Con l'approssimarsi della festa si respira nel paese una inebriante atmosfera di attesa, che coinvolge grandi e piccini, che raggiunge l'apice il pomeriggio del 13 maggio quando il clero, il popolo, la banda musicale e le autorità salgono in processione al Santuario per la celebrazione dei Vespri.

Al termine del rito religioso, il celebrante annuncia i nomi dei signori della festa ai quali compete l'organizzazione della propria categoria e la distribuzione della tradizionale ciambella ai partecipanti. Subito dopo, fuori dalla Chiesa, viene innalzato un globo aerostatico.

La sera del 13 è dedicata ai ritocchi e agli addobbi delle Fontane cioè i carri con i prodotti della terra e con i pesci che sfileranno nel corteo. Per tutta la notte, nei luoghi dove è in allestimento un carro, echeggiano canti e inni alla Madonna del Monte.

LA FESTA E IL CORTEO

L' alba del 14 maggio viene salutata dal secolare rullo dei tamburi, dal suono delle campane, dai spari di mortaretti e dal coro dei mietitori che canta antichi inni a Maria.

I partecipanti al Corteo verso le ore 4 del mattino si radunano dietro il tamburino e ai Palii delle quattro categorie portati dai rispettivi signori della festa e girano per il paese cantando e inneggiando alla Madonna del Monte. Viene dato così a tutti l'annuncio del giorno di festa.

Alle ore 6:00, al Santuario, il Vescovo celebra la Santa Messa per i passanti e per gli altri uomini che vogliono affidarsi alla Madonna del Monte.

Casenghi Bifolchi

Verso le ore 8:30 i passanti si radunano sul lungolago e verso le ore 09:30, mentre le campane della Collegiata suonano a festa, il corteo costituito, nell'ordine, dalle categorie dei casenghi, bifolchi, villani e pescatori sfilano per le vie del paese per raggiungere il Santuario, ad esse si aggiungono in coda al Corteo, in Piazza Umberto I, la banda Musicale, i Ceri, il Clero, le Autorità civili con il gonfalone e il Popolo.

Villani - Fontane Pescatori

Per tutto il percorso, oltre ai canti tradizionali alla Madonna e al rullo dei tamburi, si ode un continuo inneggiare cadenzato: << Evviva Maria. Sia lodato il Santissimo Sacramento. Evviva la Madonna Santissima del Monte. Evviva Gesù e Maria.>> in un crescendo di gesti rituali, euforia, esplosione di gioia.

Giunti alla "Madonnella", ai piedi della salita che conduce al santuario, il Clero si inginocchia e intona l'Ave Maris Stella,, alternando ciascuna strofa con un diverso ritornello musicale.

Arrivati al santuario viene celebrata la Santa Messa solenne. Al termine iniziano le passate, cioé i tre giri che ogni categoria compie entrando dalla porta della chiesa e uscendo dalla porta del convento, attraversando l'area sacra del presbiterio. In questo luogo, il sacerdote officiante tiene in mano la reliquia della pace che tutti i passanti baciano.

Bifolchi, le passate Pescatori, le passate

I primi a passare sono i Casenghi, poi i Bifolchi, i Villani ed infine i Pescatori, preceduti dai tamburi, ceri, palii e sementerelli che spargono la ginestra dentro e fuori la chiesa. Ogni giro è vivacizzato da canti e inni alla Madonna del Monte e al Santissimo Sacramento. Il passante lascia sull'altare la sua offerta consistente in prodotti della terra, pesci del lago, formaggi, attrezzi da lavoro e al terzo del terzo giro riceve la tradizionale ciambella.

Particolare rievocazione viene proposta dai mietitori, appartenenti alla categoria dei Villani, che dopo il terzo giro sostano davanti al sagrato e battono il grano con il "curriato"(1) facendo rivivere così un antico gesto del loro lavoro.

Al termine i passanti si ricompongono ed il corteo si dispone, per il ritorno al paese, con lo stesso ordine di arrivo. Raggiungono la piazza principale attraversando il centro storico del paese, mentre dalle finestre le donne, fin'ora escluse, lanciano sui passanti, in una esplosione di euforia di partecipazione e anche di "omaggio", fiori di ginestra, petali di rosa ed erbe profumate.
In piazza, il parroco benedice i passanti

Giunti in Piazza Umberto I, dopo che il sacerdote ha benedetto i passanti, il corteo si scoglie; si ritorna a casa stanchi ma soddisfatti, già con il pensiero all'anno che verrà.

La festa continua fino a tarda sera con la Banda musicale ed altri divertimenti fino a quando nel cielo non iniziano a brillare i suggestivi fuochi d'artificio che riflettono nelle limpide acque del lago di Bolsena.

I PASSANTI

Il corteo è costituito, nell'ordine, dai casenghi, bifolchi, villani e pescatori.

I Casenghi è la categoria che in passato avevano il compito di sorvegliare le tenute e la casa dei proprietari terrieri, sfilano a cavallo, aprendo il corteo. Il signore della categoria li precede reggendo il palio azzurro con il monogramma mariano.

Seguono i Bifolchi, preceduti dal palio di colore rosso sul quale, da un lato, è raffigurato un bifolco mentre si accinge a tirare un solco con un paio di buoi aggiogati ad un antico aratro a chiodo; dall'altro lato è ricamato il monogramma di Maria. I Bifolchi sono quelli che in passato lavoravano e aravano la terra. Nel corteo portano, oltre agli animali, gli attrezzi del loro lavoro: la concia, il giogo, l'aratro, lacerrata, le frocette e le gionture. L'asino con le bisacce è la cavalcatura del portaspese, cioè colui che in passato portava i viveri nei campi durante i lavori agricoli ( mietitura, trebbiatura, vendemmia, raccolta delle olive ecc...).
All'interno di questa categoria vi sono anche i pastori che possono portano pecore, agnelli, capretti. Alcuni di essi allestiscono dei carri, oggi motorizzati, sui quali viene raffigurata l'antica capanna attrezzata per rappresentare le scene di vita quotidiana: la mungitura delle pecore, la preparazione della ricotta e del formaggio.

La terza categoria sono i Villani, la più composita. Sono preceduti da un palio di colore rosso che da un lato è raffigurato un grappolo d'uva, le spighe di grano e un ramoscello d'olivo; dall'altro un monogramma mariano.
E' la categoria più numerosa ed è articolata in cinque sottocategorie: i Sementarelli che portano le grandi bisacce da semina che nell'occasione spargono fiori di ginestra simulando il rituale gesto della semina; le Vanghe sfilano con l'omonimo attrezzo e la bisaccia di canapa con le relative provviste; i Mietitori portano le gregne di grano, falcetti da mietitore, cannelle paradita, il "curriato";(1) i Falciatori che a differenza dei mietitori possono indossano anche gli schifarotti; le Fontane sono delle caratteristiche composizione di varia dimensione, portate a spalla o trainate a mano o con mezzi meccanici. Sono così chiamate perchè spesso sono arricchite di zampilli d'acqua. Non mancano i fiori, le primizie di frutta e verdura. Esse rappresentano i lavori campestri o la riproduzione dei cicli dell'olio, del vino o del pane. Su ciascuna fontana non può mancare l'immagine della Madonna del Monte.

Infine i Pescatori preceduti dal palio azzurro su cui è raffigurata una barca durante la pesca. Essi offrono i pesci del lago, alcuni di proporzioni spettacolari, ben riposti sui carri e barche di grandezza naturale oppure appesi a delle pertiche.
Gli attrezzi e le reti di vario tipo e misura vengono utilizzate per decorare i carri e le barche.


(1) Attrezzo che serviva per battere i govoni

Testi consultati:
"Marta Guida alla scoperta" di Maria Irene Fedeli - Annulli Editore
"Chiese, Monumenti e Citta" - La Barabbata - Editrice Betagamma