IL SANTUARIO
DELLA MADONNA DEL MONTE
( sec. XII - XV circa)
CENNI STORICI
Sorge fin da tempi remoti, a poca distanza da Marta, su un colle che domina il paese
ed il lago di Bolsena, un santuario con annesso convento detto "Santuario della Madonna del Monte".
Anticamente il convento era custodito dai Monaci Benedettini, che tenevano con devozione
un'immagine di Maria, che ancora oggi è venerata.
Non si sa in quale tempo i Benedettini lasciarono il convento del Monte, si presume nel
sec. XII e questo cadde in rovina, tuttavia continuò da parte del popolo di Marta la devozione
verso l'immagine della Vergine.
Nel 1460, rimanendo della chiesa e del convento poche rovine, la comunità di Marta
riedificò dalle fondamenta la Chiesa e l'annesso convento.
Nel 1485 Pietro, Gabriele e Francesco, figli di Ranuccio Farnese, divenuti governatori
del luogo, ne eressero la facciata e il 14 maggio venne riconsacrata, come si legge nell'iscrizione sopra
l'architrave. L'antica immagine di Maria venne trasportata all'altare eretto di nuovo.
In seguito la Duchessa di Castro, Girolama Orsini, moglie dell'assassinato Pier Luigi Farnese,
ristabiliva presso il Santuario della Madonna del Monte, il convento già lasciato dai Benedettini, e chiamava
ad abitarlo, per la custodia, i Minimi di San Francesco da Paola, con replicate lettere e con l'intercessione di suo
figlio, Card. Alessandro Farnese.
I Minimi accettarono l'offerta, e nel 1547 entrarono nel convento con grande gioia del
popolo martano, il quale in seguito, come risulta da " Atti Consiliari" di quel tempo, donava ai Minimi alcuni piccoli
poderi, obbligandoli però alla custodia diligente del Santuario.
Con la presa in custodia del complesso (Santuario e convento) i Minimi di San Francesco da Paola, divennero
i cerimonieri della festa, probabilmente fino a quel momento viva solo a livello popolare, come documentato dalla
cerimonia della "tiratura del solco dritto" durata peraltro, fino a pochi anni fa.
Nei primi anni i Minimi custodirono diligentemente e devotamente il Santuario, ma in seguito
vennero meno al loro dovere tanto che la Comunità di Marta, il 18 giugno del 1623, in occasione della
nomina del Generale dei Minimi, chiese la sostituzione dei frati, senza però raggiungere lo scopo.
Sicuramente è da condurre ai Minimi l'attuale struttura del cerimoniere e le cosidette
passate.
Nel periodo napoleonico l'ordine dei Minimi fu soppresso, come tante altre comunità religiosa, ed
ed i suoi beni durante la restaurazione, passarono al Seminario "Barbarigo" di Montefiascone.
Nel 1845 i beni furono ceduti in enfiteusi dal seminario ai signori Don Giuseppe e Pietro Fritz, poi passarono in
proprietà alla famiglia "Tarquini".
Nel 1934 Ignazio Tarquini Raveggi donò la chiesa, il convento e il castagneto alla curia vescovile,
con la prospettiva di farvi tornare un ordine religioso che ne prendesse cura.
In seguito don Liberato, o " Zi'
prete" per i Martani, nato nel 1882, parroco di Marta per 32 anni fino al 1953, data della morte,
ha donato la sua parte di proprietà alla parrocchia del paese.
Dalla lapide posta nel chiostro del santuario si legge: "Per espresso desiderio e volontà di Ignazio Tarquini Raveggi
( + 18.03.1934) - questa chiesa, l'attiguo convento e quanto di proprietà della famiglia - è stato donato
alla parrocchia di Marta - con atto conclusivo di Francesco Tarquini Raveggi ultimo erede".
LEGENDA
L'immagine della vergine è legata, secondo il mito di fondazione, alla cosiddetta "legenda della fornara".
la Madonna apparve ad una donna che si recava sul monte per fare la legna e le chiese di avvisare i preti
affinché venissero a prenderla e le dedicassero una chiesa. I sacerdoti, subito accorsi, trovarono nel
luogo dell'apparizione un'immagine; la caricarono per trasportarla al paese, ma lungo il tragitto
il carico si faceva sempre più pesante, al punto che furono costretti a lasciarlo in una capanna, nel
luogo dove poi fu costruita la Chiesa.
IL VOTO
Nel 1703 un forte terremoto, alle ore 18:30 del giorno della candelora, scuote fortemente tutto il centro della
penisola, causando notevoli danni e migliaia di vittime; a Marta nessun danno, solo un grande spavento
tra la popolazione.
I martani, credendo che la loro Madonna del Monte li abbia salvati, nella seduta dell'11 febbraio
formulano un voto: "...oltre il dedicare noi tutti e questo nostro popolo al servizio della Vergine, facciamo
voto di digiunare in pane e acqua nella vigilia della medesima, Purificazione della Vergine per tre anni e poi
in perpetuo tre devote persone .... il Magistrato in detto giorno, avanti di fare la benedizione delle candele
presenterà un cerio di 10 libbre..."
L'ESTERNO
La chiesa dalle semplici forme romaniche, costruita con architetture portanti
verticali, ha una facciata in pietra locale a faccia vista.
Al centro della facciata è situato un semplice foro circolare, sicuramente un
tempo ornato da raggiere che formavano un rosone. Sotto il foro è allocata una finestra con architrave circolare.
Nel 1985, sia il foro che ospitava il rosone che la finestra sottostante, sono stati
arricchiti da due vetrate artistiche offerte alla Madonna del Monte dalla categoria dei casenghi
in ricordo del V° Centenario.
Il rosone ha al suo centro il sole, origine del ciclo della vita, rappresentato
da una spirale nella quale il seme gettato germoglia, cresce e diviene spiga e dai nuovi semi
inizia il nuovo ciclo di vita.
Nella finestra, le mani in atteggiamento d'offerta, per mezzo della Madonna,
offrono a Dio la vita e il lavoro quotidiano rappresentato dall'uva, dalle spighe, dal pesce e dalle ciambelle.
Nell'offerta sono richiamate le quattro categorie.
Il portale è sovrastato da una lunetta. All'interno è rappresentata la
Vergine con il Bambino. Il volto della Vergine lascia intravedere ancora nei suoi lineamenti, un'espressione
di profonda dolcezza. Il portale è composto da più tipi di pietra calcarea, da l'impressione che sia stato
costruito in più riprese.
Sulle parti laterali del portale è stato scolpito, a basso rilievo, un lungo tralcio che fuoriesce
da un'anfora posta alla base. Su questi tralci si intravedono alcuni pesci e qualche uccellino. Il tralcio
termina con un grande giglio farnese (più simile a quello fiorentino). Gli agenti atmosferici ed il tempo hanno
deteriorato la rappresentazione.
L'architrave sembra essere più antico rispetto ai due pilastri, reca al centro due
angeli con ali spiegate che innalzano il nome di Gesù - "I.H.S." - (Iesus Hominum Salvator - Gesù
Salvatore degli uomini), emblema di S. Bernardino da Siena.
Sopra l'architrave una fascia in pietra, con una incisione abbreviata : "ANNO 1485 - AVE MARIA - PETRUS (Farnese)
FECIT HOC OPUS".
La facciata termina senza timpano, poco sotto tre stemmi incisi in pietra della casa Farnese;
ai lati del giglio una "P" ed una "F". In alto a destra della facciata una torricella a vela regge le due campane,
delle quali una è la " Clementina ".
La parte destra della chiesa è attaccata al convento, l'altra parte esterna presenta un semplice muro
ad intonaco.
L'INTERNO
L'interno è a navata unica e rispecchia solo in parte l'epoca a cui risale la costruzione a causa dei
rimaneggiamenti fatti in passato di cui l'ultimo risale alla fine degli anni '70 del XX secolo. Tuttavia gli
interventi di restauro hanno risanato le varie crepe che partivano dall'appoggio delle travature del tetto
e giungevano fino a terra.
Il soffitto è formato da una struttura portante a capriate, con travi in legno massiccio. L'attuale pavimento,
non in buono stato, è formato da lastre in marmo bianco e nero con mattoni che formano delle semplici
riquadrature.
Nella Chiesa ci sono tre altari, due laterali ed uno centrale di stile barocco. Nella parete
centrale, ai lati dell'altare, vi sono due porte che immettono nella sacrestia, in corrispondenza delle quali, in alto,
si trovano due finestre con architrave circolare che danno su una stanza del convento situata sopra la sagrestia.
Osservando il muro absidale si notano evidenti tracce di un arco trionfale che conserva ancora fregi dipinti.
Ciò permette di ipotizzare che la Chiesa esistesse anche prima del 1485 (pur con dimensioni ridotte rispetto
all'attuale). Il 14 maggio del 1485 la chiesa dopo essere stata ampliata e restaurata (come inciso sul portale) venne
nuovamente riconsacrata alla Vergine Maria.
Gli affreschi tuttora esistenti lasciano immaginare che l'antica chiesa fosse un tempo affrescata
per intero ( come altre piccole cappelle della fine del '300) e che la decorazione con architetture illusionistiche
dava un senso di spazialità all'ambiente.
Il resto di un'altro affresco, ritrovato dal pittore Rosati, risalente agli inizi del '400 è situato sulla
parete destra che fiancheggiava una volta il convento. Questo affresco rappresenta S. Simone che tiene tra le mani
un testo sacro e S. Rocco, protettore contro la peste ed i mali contagiosi, in abito da frate pellegrino che con la
mano destra indica una piaga sulla coscia.
Sulla parete destra sono stati aperti tre archi, nel corso dei lavori di restauro
avvenuti negli anni 1973- 1974, che hanno messo in comunicazione la chiesa con degli ambienti del convento ricavandone
una piccola navata laterale della chiesa, suddivisa in tre campate.
Nell'ultima campata, sul lato destro, è stato costruito un altare sul quale è stato collocato il Tabernacolo
che custodisce il Corpo di Cristo. Sulle pareti sono appesi gli ex-voto e le foto di militari
lasciate durante la II guerra mondiale per invocare la protezione della Santissima Vergine. All'ingresso della navata,
una porta immette nel chiostro del convento. e in fondo alla navata una porticina
immette nella sacrestia.
Gli altari che nel periodo barocco diventavano un complesso architettonico, in questa
Chiesa, quello centrale, pur se in tono dimesso, si presenta ricco. La mensa fino alla metà degli anni '70 del XX sec.
era appoggiata alla parete, ora è stata spostata in avanti dopo la nuova liturgia. La parte sopraelevata,
è formata da quattro colonne di colore verde, due anteriori in marmo, due posteriori in gesso dipinte.
Sovrastano le colonne quattro capitelli uguali, di tipo composito, il tutto sostiene una
trabeazione con oggetti rilevati, sagome che si spezzano e si incurvano; al di sopra due grandi angeli
(in gesso e stucco dipinto) dalle forme semplici in atteggiamento di devozione e preghiera.
Al centro delle colonne troviamo l'icona della Vergine che dal 1985 è circondata da una cornice decorata
a grandi foglie. Immagine legata alla cosidetta legenda della fornara.
L'affresco è di scuola fiorentina, la Vergine dal punto di vista iconografico
e tipologico è rappresentata in modo tradizionale, con il manto azzurro su una tunica rosa intenso, sostiene con
una mano il bambino; mentre l'altra gli tiene il piccolo piede con gesto amoroso.
In occasione del V° centenario ( 1485 - 1985 ) furono eseguiti dei lavori di restauro, durante
i quali, il 5 maggio del 1985, furono trovate le immagini di due santi ai lati della Madonna. Le immagini
raffigurano S. Giovanni Battista a sinistra e un santo dottore che si presume essere S. Benedetto o S. Agostino, poiché
il convento annesso alla chiesa,in quei tempi, era stato retto dai monaci benedettini e agostiniani.
Gli altri due altari sono situati a metà navata ( uno per lato ), sono realizzati in gesso
e stucco. Le mense sono state eliminate da alcuni anni per rendere più spazioso l'ambiente. Essi si compongono di
un edicolo con due colonne che sorreggono una trabeazione e terminano con un timpano
spezzato. Al centro due grandi tele.
L'altare di destra è dedicato a S. Francesco di Paola, il dipinto lo rappresenta in atto
di devozione; due angeli, uno in alto mostra una sfera raggiante con su scritto. "CHA-RI-TAS", l'altro,
indicando la sfera, reca al santo una corona e dei gigli.
La tela di sinistra, che rappresentava due santi dell'ordine dei Minimi, Gaspare e Nicolao, è
stata trafugata il 15 dicembre del 2001. Nel settembre del 2002, dopo i lavori di sistemazione, la tela è
stata sostituita da un crocifisso in legno, alla sua base sono state riportate i passi del Vangelo di Giovanni
( 19, 26,27) "Donna, ecco tuo figlio!" - "Figlio, ecco tua Madre".
All'ingresso della chiesa, sulla destra, l'acquasantiera è stata ricavata da due elementi:
il catino fatto da un blocco di pietra con qualche accenno di rilievo ( forse un frammento architettonico di epoca
romana), la base di sostegno dalle forme classiche in pietra grigia.
(1) Testi consultati:
- "Marta Guida alla scoperta" di Maria Irene Fedeli
- "La Lunga Contesa" di Lucia Catanesi e Renzo Vincenzoni.
- "Periodico del centro di catalogazione dei beni culturali - Amministrazione Provinciale di Viterbo